Il Presidente Trump dà il via alle Fast Track con riconoscimento facciale negli aeroporti statunitensi

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A seguito di un ordine esecutivo impartito a marzo 2017, volto a proteggere la nazione dall’ingresso di terroristi, il Presidente Trump ha schiacciato il piede sull’acceleratore, al fine di adottare le tecnologie per il riconoscimento facciale negli aeroporti nazionali. L’obiettivo è infatti quello di arrivare, entro il 2012, ad attivare il riconoscimento facciale del 100% dei viaggiatori internazionali, inclusi i cittadini americani, nei primi 20 aeroporti negli Stati Uniti d’America.

La conseguenza ovvia è che il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale sta correndo per rispettare gli ordini. Il tutto però, pare, senza preoccuparsi granché di garanzie normative, protezioni e tutela della privacy.

L’avvio di questo sviluppo è stato portato alla luce dall’EPIC, Electronic Privacy Information Center, un’associazione no-profit che si prefigge l’obiettivo di individuare e bloccare le raccolte non protette di dati biometrici di cittadini americani. BuzzFeed, tramite l’EPIC, è entrato in possesso di un documento “caldo”.

La pagina in cui si parla del “Biometric Entry-Exit Program”

Secondo questo documento di ben 346 pagine, la US Customs and Border Protection (CBP) sta facendo diversi passi in avanti per implementare un “sistema biometrico di entrata-uscita” (Biometric Entry-Exit Program), con l’obiettivo di utilizzare le tecnologie di riconoscimento facciale sui viaggiatori di oltre 16.000 voli alla settimana o, per dirla diversamente, su oltre 100 milioni di passeggeri in uscita dagli Stati Uniti.

Il documento, come se non bastasse, aggiunge inoltre che non ci sono limiti su quanto possano le compagnie aeree utilizzare i dati raccolti. A seguito di una forte discussione, è stato garantito che l’accesso ai dati sarà comunque limitato, ma non è dato sapere come vengano già oggi (essendo già in vigore la raccolta delle immagini) gestite le policy di accesso agli stessi. Ciò che è stato comunicato è che le foto, attualmente già raccolte, vengono mantenute fino ad un massimo 14 giorni, al fine di “valutare la tecnologia e assicurare la precisione degli algoritmi”. Proprio per questa ragione la EPIC ha presentato una petizione FOIA (Freedom of Information Act).

La risposta ufficiale della CBP è stata: “stiamo risolvendo un problema di sicurezza, offrendo ai passeggeri una comoda opportunità”. In altre parole, sviluppando il programma in partnership con le compagnie aeree, la procedura di imbarco sarebbe più snella, permettendo nel frattempo alla CBP di sviluppare la tecnologia.

Uno dei problemi, però, è che pare sia stato completamente ignorato il “rulemaking process“, ovvero quel processo che, in teoria, dovrebbe essere seguito dalle agenzie federali prima di adottare soluzioni tecnologiche che impattano sulla popolazione. Il processo prevede, fra l’altro, una raccolta di feedback pubblico. Tutto questo tenendo da parte il fatto che, almeno per ora, il riconoscimento facciale spesso non funziona bene.

Cosa direste se, ad esempio, vi fosse negato l’imbarco perché riconosciuti come “sospetti terroristi”? E cosa direste se, come è già capitato, l’algoritmo fallisse più frequentemente con determinati colori della pelle? Infatti, l’estate scorsa, l’algoritmo di Amazon ha sbagliato associando 28 membri del Congresso ad altrettante foto segnaletiche. La cosa su cui riflettere, in questo ultimo caso, è stato che l’errore era evidentemente sbilanciato su persone afroamericane, rendendo – di fatto – l’algoritmo “razzista”.

Per maggiori approfondimenti, vi suggerisco l’ampia trattazione di BuzzNews a riguardo.

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